Dall’ 1 al 17 Maggio 2026
Chiostro di San Giovanni – Saluzzo (CN)
HORIZONS
Célébrer ce qui dure
Questa esposizione celebra i due assi della nostra esistenza: lo spazio, con la scoperta meravigliata dell’orizzonte, immagine finita dell’infinito; e il tempo, con la coscienza della continuità, quella degli esseri umani nella successione delle generazioni, e quella del nostro universo nella permanenza degli elementi.
Provenendo da una stirpe di pittori che si estende su sette generazioni, so che gli artisti si succedono, che la linfa circola e che il tempo passa. L’arte muore e rinasce, evolve, si trasforma e perdura, perché senza di essa la vita non ha né sapore né senso. Così fanno le albe e i tramonti, mutando incessantemente, sempre rinascendo…
Non vediamo soltanto con i nostri occhi. Vediamo anche con gli occhi delle nostre due memorie intrecciate: quella personale e quella di un inconscio collettivo che ci nutre tanto più e tanto meglio quanto più lo ignoriamo.
Sono queste memorie che vengono a me e che si dipingono attraverso di me.
Se cerco, attraverso l’acquerello, di dipingere ciò che chiamo i colori della luce, è perché il mio inconscio di bambino è stato penetrato e letteralmente impressionato dall’atmosfera della baia di Wissant, all’estremo nord della Francia. Questo paesaggio originario, metafora dell’infinito, raggiunto più tardi da altri – la laguna di Venezia e la baia degli Skelligs a ovest dell’Irlanda – si è radicato nel mio sguardo al punto da rinascere nella mia pittura, sotto gli aspetti perpetuamente vari che dispiega ogni giorno il gioco sempre rinnovato dell’amore tra la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Ricondotto al silenzio del quasi nulla, il nostro mondo finito evoca allora l’infinito. Una visione che genera in noi la contemplazione silenziosa di ciò che ci supera e che cerco di far emergere. Scambiare non mi interessa, è condividere che voglio. Silenzio per silenzio, insieme.
Vivere una pittura di silenzio, ai confini dell’invisibile, sfiorando quel mistero dell’aldilà che non si svela, ma che non cessa di presentarsi.
Che cosa c’è al di là dell’orizzonte e al di là del poco tempo che ci è dato per vivere?
Ho accettato con entusiasmo la proposta che mi è stata fatta dal San Giovanni Resort di partecipare con le mie ultime opere alla vita di questo luogo dove il silenzio parla così forte, perché è abitato da una molto bella e commovente Crocifissione verso la quale vorrei che i miei grandi acquerelli aprissero un cammino. Desidero che questi paesaggi ideali risuonino il più possibile con il simbolo della Croce, nel quale da duemila anni si cerca di coniugare lo spirituale e il materiale, lo spazio e la durata, la verticale del Cielo e l’orizzonte della nostra Terra.
Alain Sagault
Alain Sagault è un’artista francese che vive attualmente a Barcelonnette, ma la sua famiglia arriva dal Nord della Francia. Famiglia d’arte,basti pensare ai più famosi Jules Breton e Albert Carrier-Belleuse.
Scrittore di novelle, di racconti e pittore, Sagault è un’artista a tutto tondo. Contro la moda del “libro-oggetto” ha creato libri-soggetti”, dove la forma è in armonia con il contenuto. Proprio come il “Dizionario dell’uomo qualunque” (2000), accolta dalla A alla Z di pensieri personali in un libro a forma di viso. Formatosi sotto gli insegnamenti del suo maestro veneziano Franco Renzulli, con le sue creazioni ha girato per l’intera Francia e non solo.
Le sue opere sono state esposte a Venezia nel 2002 e torneranno a fine 2012. Invitato in “residenze d’artista” in Irlanda, in Francia e negli Stati Uniti, tutte si sono concluse con l’esposizione dei suoi dipinti e dei suoi libri in mostra a Houston (2005), Cork (2006), Dublino (2006) e al Musée Muséum Départemental de Gap (2010-2011). Dagli ambienti marittimi del Nord Europa alla Laguna di Venezia, dove Sagault da trent’anni trova ispirazione, continua la sua ricerca: “L’acquarello, per me, è cercare di far percepire tutto con quasi niente, attraverso le infinite variazioni dei colori della luce. L’acquarello ideale, bagnato nella luce interna della carta, irradia. Così possiamo evocare l’essenza del paesaggio, il soggiorno della nostra anima”. (A.S.)
Nei suoi viaggi Alain si è imbattuto negli ultimi anni nel Saluzzese, dove è stato abbagliato dalla bellezza delle sue montagne, dei suoi luoghi artistici e dei tanti affreschi dei nostri monumenti. Proprio il suo ultimo libro, il quarto con Klépal, che uscirà all’inizio d’aprile, denominato “Regarder la peinture” (vivere la pittura), prende spunto da un affresco situato all’interno del Castello della Manta. Assieme al suo amico e scrittore, nonché critico d’arte, Jean Klépal, Alain Sagault descrive emozioni e sensazioni che “La regina delle Amazzoni”, presente nel ciclo d’affreschi “Eroi e Eroine” del Castello gli provoca. L’Opera verrà presentata all’interno della Mostra in programma all’ “Agriturismo Il Morsetto – Vigna Monte d’Oro
