#Start19 #PremioMatteoOlivero

Il vincitore del 41° Premio Matteo Olivero è Santiago Reyes Villaveces.

Il suo progetto dal nome “Harp” – con la collaborazione del compositore Nicolàs Jaramillo e il musicologo Daniel Villegas Velez – si è distinto per innovazione e poetica, un’opera che affonda le proprie radici nella storia dei Gesuiti e capace di trattare una tematica complessa, come quella del colonialismo, in modo lirico e originale. Allo stesso tempo Harp interagisce con le tradizioni di Saluzzo quali la musica e l’artigianato e si presenta nella sua monumentalità come un corpo capace di interagire con lo spettatore.

Il vincitore è stato scelto da una giuria internazionale composta da Chrissie Iles, curatrice del Whitney Museum of American Art di New York, Nicola Ricciardi, direttore artistico delle OGR – Officine Grandi Riparazioni Torino, Arturo Demaria, consigliere della FONDAZIONE AMLETO BERTONI – Saluzzo, Roberto Giordana, vicedirettore generale della Cassa di Risparmio di Cuneo e Stefano Raimondi, curatore del #Premio.

Il progetto Harp consiste nella costruzione di una copia esplosa dell’arpa Tópaga (1680) che va a occupare lo spazio architettonico della Sacrestia della Chiesa di Sant’Ignazio. Il design dello strumento è deformato attraverso l’uso di una struttura ellittica con due ponti focali. Usando i cassetti aperti, le finestre e la struttura fisica della Sacrestia come scatole di risonanza, Harp diviene un’arpa poliarchica, un flusso di frequenze storiche e architettoniche che mirano a destabilizzare la storia d’origine. 
Nel 1725, l’ordine dei Gesuiti inaugurò la Sacrestia della Chiesa di Sant’Ignazio a Saluzzo. Lo stesso anno, il gesuita José Gumilla dirigeva una delle più ambiziose espansioni territoriali alla conquista delle Americhe nella regione di Orinoquía del Nuovo Regno di Granada, una regione contigua condivisa oggi da Colombia e Venezuela. La pratica della musica europea polifonica è stata uno degli strumenti principali utilizzati dai Gesuiti per trasmettere il sistema dei valori europei durante questo periodo di espansione e di evangelizzazione delle Americhe. Tra gli strumenti utilizzati per organizzare i processi di colonizzazione territoriale, culturale e sensoriale, l’arpa si distingueva per la sua portabilità e semplicità strutturale.
Usando l’arpa come simbolo delle sue antiche origini greche e romane, l’umanesimo dispiegò strategicamente la capacità mimetica dell’arte di (ri)formare le comunità nel “nuovo mondo”. L’arpa rinascimentale ha funzionato come una sineddoche che ha reso presente e udibile l’universo classico della cosmologia europea.
Harp utilizza i numerosi cassetti e armadietti del mobilio della Sacrestia, aprendoli e rendendo la struttura dell’archivio aperta, visibile e sonora. Lo strumento utilizzerà una serie diversificata di scatole di risonanza: l’edificio stesso, i cassetti e le finestre. In collaborazione con il compositore Nicolás Jaramillo un brano musicale verrà eseguito all’inaugurazione da parte di un coro locale della provincia di Saluzzo. Cantando con la bocca dentro i cassetti aperti, gli artisti usano la vibrazione delle loro voci per far risuonare le corde nello spazio. L’intera struttura di Harp abita lo spazio in cui vive per sostenersi in mezzo a una rete di tensioni fisiche e discorsive per costruire un’esperienza temporale e incarnata che connette due spazi dissonanti e esperienze storiche. Questo progetto rinnova e risignifica l’arpa attraverso un processo erratico di contro-conquista sensoriale.