Si conferma per il quinto anno la collaborazione con Paratissima per la realizzazione della 31ª edizione della Mostra di Arte Contemporanea – Saluzzo Arte, dal 9 al 17 maggio negli spazi de IL QUARTIERE – Ex Caserma Musso di Saluzzo. La grande mostra collettiva sarà l’occasione, come nel DNA della manifestazione nata a Torino nel 2005, per conoscere il lavoro di una trentina di giovani emergenti, ma anche per incontrare artisti più noti. Saluzzo Arte sarà anche occasione per costruire azioni partecipate e sul territorio, confrontandosi quest’anno con il pubblico sul tema rencontre e comunità.
Come da tradizione gli artisti in mostra sono selezionati attraverso una call pubblica aperta fino al 27 marzo e sono già più di 70 le candidature arrivate da tutta Italia. Nel quinto anno di collaborazione fra Paratissima e Fondazione Amleto Bertoni sul tema dell’arte contemporanea hanno partecipato alle mostre collettive un totale di 174 artisti attraverso le scelte e i progetti di 3 diversi curatori.
Rincontrarsi, il tema della mostra mutuato da quello di START 2026, è qualcosa che la vita ci obbliga periodicamente a fare: ritrovare una nuova connessione con la propria interiorità, con le persone care, con i luoghi amati. È un moto dello spirito che comprende mutamento e rinascita, in cui il modo abituale di vedere le cose si rinnova profondamente. È strettamente legato al concetto di meraviglia: quella sensazione di connessione innata con il mondo capace di risvegliare curiosità ed empatia. Ci aiuta a percepire che esiste qualcosa di più grande, di cui facciamo e possiamo essere parte. È la stessa gioia che si prova nel rivedere, dopo tanto tempo, un luogo dell’infanzia o una persona amica: l’entusiasmo ritrovato in un piccolo gesto extra-ordinario. In questo senso, l’arte è per eccellenza lo strumento che apre le porte dello straordinario, mostrando nuovi modi di vedere: modi altri in cui ci si riconosce inspiegabilmente, in cui ci si sente compresi e rappresentati. Ma in che modo l’arte può diventare uno strumento per ritrovarsi? Essa crea una dimensione sospesa, diversa dal tempo ordinario — un tempo speciale e scelto — in cui è possibile ascoltare le proprie emozioni con maggiore autenticità. Interrompe l’automatismo dello sguardo e invita a leggere con occhi nuovi il presente, ma anche il passato. Spesso conduce a esplorare architetture, forme e geometrie sconosciute, a riscoprire il proprio archivio visuale e famigliare apportando altre definizioni alle immagini, a comprendere significati nascosti nelle parole, a guardare i colori con rinnovata vivacità. Insieme però può aprire il conflitto e creare una spaccatura con il passato: esprimere una separazione profonda da cui scaturisce una prospettiva che porta con sé valori, credenze e opinioni alternative. Essa riafferma con forza il senso di appartenenza e di allontanamento, segna l’inizio di un percorso.
È proprio in questa disposizione alla ricerca, in questo scarto, in questa apertura-rottura, che può avvenire il ritrovarsi: non come ritorno nostalgico a ciò che eravamo, ma come riconnessione più consapevole con ciò che siamo diventati.